Giornata Mondiale del Cuore, 29 settembre 2018

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Giornata Mondiale del Cuore, 29 settembre 2018

LA PREVENZIONE cardiovascolare inizia già nell’utero materno e deve proseguire, con grande attenzione, nei primissimi anni. È nei primi mille giorni di vita che si pongono le basi per contrastare le malattie cardiovascolari in età adulta. E non solo perché il basso peso alla nascita è correlato con un maggior rischio di parologie coronariche, ma anche perché pur se i geni sono definiti, questi possono essere “accesi” oppure “spenti”, secondo una sequenza ideale. Benvenuti nell’epoca dell’epigenetica, la scienza che dimostra come i condizionamenti ambientali agiscano sulla nostra salute e come sia fondamentale migliorare le abitudini se davvero si vuol far fronte all’epidemia non infettiva delle malattia cardiovascolari, responsabili del 44 per cento dei decessi in Italia. Insomma: indirettamente – nel caso dei bimbi – o direttamente per tutti gli adulti è il momento di fare una promessa al cuore e di prendersene cura. È questo il messaggio della campagna promossa dalla World Heart Federation, in occasione della Giornata mondiale del cuore (29 settembre 2018).

Una promessa… per il mio cuore, per il tuo cuore, per tutti i nostri cuori:
Una promessa come individuo per cucinare e mangiare in modo più sano, per fare più esercizio fisico e incoraggiare i tuoi figli ad essere più attivi, a dire di no al fumo e aiutare i tuoi cari a smettere.
Una promessa come professionista sanitario per salvare più vite.
Una promessa come politico per attuare un piano d’azione.

Gli individui devono prendere il controllo della salute del proprio cuore, capendo il proprio il rischio di malattie cardiovascolari e delle proprie famiglie e agendo per migliorarlo.
I piccoli cambiamenti nello stile di vita possono fare una grande differenza: 30 minuti di attività al giorno, smettere di fumare e seguire una dieta sana può aiutare a prevenire malattie cardiache e infarto.

In Italia lo ricordano l’Associazione Fondazione Italiana per il Cuore (FIpC), insieme a Conacuore, che raggruppa ben 119 associazioni di pazienti cardiopatici sul territorio, quest’anno in collaborazione con Regione Lombardia.

  • LA PREVENZIONE DIVENTA SU MISURA
    Nonostante le numerose iniziative di sensibilizzazione della popolazione a queste tematiche, un’indagine condotta in tutta Italia ha dimostrato che solo il 38 per cento delle persone ad alto rischio cardiovascolare conosca la propria condizione e sia in grado di attuare concretamente comportamenti e stili di vita adeguati. Gli esperti segnalano come questo sia fondamentale ma sottolineano anche l’importanza delle nostre abitudini, per modificare positivamente un’eventuale predisposizione.
    “Il principale obiettivo per la prevenzione delle malattie cardiovascolari è migliorare le buone pratiche per quanto concerne i fattori modificabili (nutrizione, attività fisica, fumo e alcol, inquinamento) secondo modalità personalizzate e consolidabili nel tempo e adottare appropriate strategie di screening per identificare in modo individuale i fattori non modificabili di carattere genetico/epigenetico – spiega Paolo Magni dell’Università di Milano e dell’Associazione Fondazione Italiana per il CuoreLa combinazione di questi due approcci, associata ad una migliore consapevolezza del rischio cardiovascolare anche quando si è giovani o adulti e “si sta bene”, favorisce un atteggiamento proattivo, con benefici per la salute cardiovascolare della singola persona e con migliori usi delle risorse disponibili da parte della comunità”.
    L’importante, anche e soprattutto dopo un infarto che oggi viene affrontato in fase acuta sempre con maggior successo, è “personalizzare” lo schema preventivo. Secondo Pablo Werba, dell’Unità di Prevenzione Aterosclerosi del Centro Cardiologico Monzino IRCCS di Milano“accanto alla prevenzione in tempo utile, è necessario lavorare nella prevenzione cardiovascolare, come atto di medicina di precisione, intesa come l’adozione di strategie diagnostiche e terapeutiche basate sul singolo paziente, considerando, accanto all’intero quadro patologico, l’ambiente familiare e sociale, lo stile di vita, il lavoro e la condizione economica, lo status psicologico e clinico, parametri biochimici nonché il patrimonio genetico. Oggi, infatti, strategie apparentemente più aggressive anche in prevenzione secondaria, in base alle caratteristiche del paziente, hanno dimostrato di poter ottenere significativi miglioramenti nella riduzione della mortalità per cause cardiovascolari”.
  • UN HASTAG SU MISURA E UN’INIZIATIVA PER LE DONNE
    Nell’ambito delle promesse da fare al cuore c’è il raggiungimento dell’obiettivo di ridurre del 25 per cento l’incidenza delle malattie non trasmissibili, il cosiddetto “25 by 25” goal, come richiesto dall’OMS nel 2011 ai propri stati membri. Ormai mancano solo 2.655 giorni per raggiungere questo importante traguardo.
    “Con il dibattito aperto quest’anno dalla Giornata Mondiale per il Cuore vogliamo sottolineare l’importanza della responsabilità di ciascun individuo, la classe medica e le istituzioni a mantenere e promuovere le buone pratiche e i corretti stili di vita, come dice il claim della Giornata Mondiale per il Cuore di quest’anno: facciamo delle promesse al nostro cuore e manteniamole – sottolinea Emanuela Folco, presidente dell’Associazione Fondazione Italiana per il Cuore (FIpC). Per questo invitiamo tutti a indicare le promesse fatte al proprio cuore con #WorldHearthDay.
    L’impegno di Milano, in questo senso, è anche dalla parte della donna. Nell’ambito della prima Milano Heart Week in corso grazie all’impegno del Centro Cardiologico Monzino, sabato 29, Giornata Mondiale per il Cuore, è previsto un appuntamento con medici e ricercatori alle ore 10.00 a Palazzo Clerici. Si parlerà del cuore delle donne per ricordare che non è vero che il cuore femminile si protegge da solo. Dopo la menopausa, con il calo degli estrogeni, il rischio cardiovascolare delle donne supera quello degli uomini e i dati lo evidenziano chiaramente: le malattie del cuore sono fatali per circa il 43 per cento della popolazione femminile, contro il 35 per cento di quella maschile.

Fonte: LaRepubblica