La salute è uguale per tutti?

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La salute è uguale per tutti?

La Giornata mondiale della salute 2018 è dedicata all’equità delle cure

7 aprile 2018. Il World Health Day  quest’anno tratta il tema della copertura sanitaria universale, UHC Universal health coverage, accesso ai servizi sanitari per ogni essere umano in ogni parte del mondo, in un sistema che punti all’equità e all’inclusione sociale.

Attualmente quasi la metà della popolazione mondiale non può accedere totalmente ai servizi sanitari essenziali e 100 milioni di persone vivono con meno di due dollari al giorno anche a causa dei costi che devono sostenere per l’assistenza sanitaria. Più di 800 milioni di persone spendono almeno il 10% delle proprie disponibilità per curare se stessi, la propria famiglia e per le cosiddette spese per accadimenti catastrofici. Almeno metà della popolazione mondiale non riceve i servizi essenziali di cui ha bisogno.

E in Italia? Nel nostro Paese assume un significato particolare data la ricorrenza dei 40 anni del Servizio sanitario nazionale, istituito con la legge 833 del 23 dicembre 1978. Un servizio universalistico che tuttavia ha le sue diseguaglianze. Secondo l’Osservatorio sulla Salute nelle Regioni italiane dell’Università Cattolica del Sacro cuore un neonato di Caserta o di Napoli, complice il degrado ambientale, ha una speranza di vita più breve di oltre tre anni rispetto a un piccolo fiorentino. Chi possiede una laurea vive cinque anni in più rispetto a chi ha un basso livello di istruzione. E in generale, nelle regioni del Nord-est si vive più a lungo, la speranza di vita per gli uomini è 81,2 anni e per le donne 85,6, mentre nel Sud lo scarto è notevole con un’aspettativa a 79,8 anni per gli uomini e a 84,1 per le donne. La mappa degli svantaggi di salute si incrocia con deprivazione, basso livello di istruzione, povertà, accesso alle cure insufficiente. Prevenzione compresa, anche per le morti premature che potrebbero essere evitate.

Ma non solo. A questi aspetti geografici e socio-economici si va a affiancare una differente penetrazione della tecnologia medica più innovativa e delle prestazioni meno invasive sul territorio nazionale. Rilevare i processi di accesso alle prestazioni sanitarie e quelli di diffusione delle tecnologie innovative sul territorio nazionale è l’obiettivo dell’Osservatorio PariSanità, nato nel 2017 da una collaborazione fra Assobiomedica e il CREA Sanità. Nel primo Rapporto si è analizzata la diffusione della tecnica mininvasiva laparoscopica. Un’innovazione nata 30 anni fa e considerata disruptive, che tuttavia viene utilizzata solo per il 38,5% degli interventi soprattutto nelle regioni del centro nord.

Tasso di utilizzo della laparoscopia nelle regioni italiane per gli interventi di chirurgia del colon. Fonte Parisanità 2017

“Mentre la medicina fa passi da gigante verso un approccio basato sulla predizione delle patologie attraverso dispositivi di ultima generazione – afferma Massimiliano Boggetti, presidente di Assobiomedica – ma anche stili di vita sempre più orientati alla prevenzione, non possiamo ignorare la disparità di accesso alle cure presente nel nostro Paese. Si tratta di un disagio per i pazienti, che non è solo economico, ma anche sociale e che rischia di spaccare l’Italia in due. I dati sulla mobilità sanitaria, soprattutto da Sud a Nord, sono allarmanti. È ora di tornare a investire nei servizi sanitari sul territorio, che consentano a tutte le regioni di beneficiare in modo omogeneo delle tecnologie più all’avanguardia e di una classe medica adeguatamente formata e professionalmente aggiornata”.

In occasione del World Health Day 2018 è prevista anche la pubblicazione di una serie di analisi sulla copertura sanitaria in 25 Stati, i cui risultati verranno presentati a giugno 2018 a Tallinn in occasione del meeting “Health Systems for Prosperity and Solidarity: leaving no one behind”. L’obiettivo del World Health Day 2018 è sostenuto dalla campagna Oms “Health for all” (“Salute per tutti”).