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Giornata mondiale della salute femminile: la diagnostica in gravidanza

Le donne nel tempo hanno rivoluzionato il loro vissuto rispetto alla gravidanza grazie agli incredibili sviluppi della ricerca in ambito non solo clinico ma anche diagnostico. L’introduzione dell’ecografia ha permesso di “conoscere” il proprio bambino, addirittura le nuove apparecchiature tridimensionali consentono di dargli un volto e una forma reali. Ma anche la diagnostica di laboratorio ha fatto enormi passi in avanti nel segno della diagnosi precoce e di una maggior sicurezza.

Le possibilità diagnostiche oggi sono davvero tante e sono senza dubbio una preziosa opportunità per le donne. Conoscere consente di scegliere in modo consapevole e responsabile per sé e per il proprio bambino e di affrontare con maggior serenità la straordinaria avventura della gravidanza.

DALLA IPERTENSIONE ARTERIOSA ALLA PRE-ECLAMPSIA: QUALI RISCHI PER LA MAMMA E IL NASCITURO?

Tra i parametri che devono essere regolarmente controllati in gravidanza, fin dalle prime settimane, c’è la pressione arteriosa. Semplice, rapida, indolore, la misurazione dei valori pressori è un importante indice di salute della futura mamma e del suo bambino.
Il rialzo dei valori di pressione arteriosa merita sempre un’attenzione particolare da parte del ginecologo poiché potrebbe essere la spia di una complicanza assai grave, la pre-eclampsia (anche nota come gestosi), che colpisce il 2-8% delle donne in gravidanza solitamente dopo la 20a settimana di gestazione.

L’approccio diagnostico comunemente utilizzato per la diagnosi della pre-eclampsia è fondamentalmente clinico e si basa sul monitoraggio della pressione arteriosa e sulla presenza di proteine nelle urine.
Questo approccio non è però in grado di identificare con elevata efficacia le pazienti che hanno un maggior rischio di sviluppare la pre-eclampsia, elemento che supporterebbe e orienterebbe i clinici nella migliore scelta terapeutica.

Oggi è disponibile un test ad hoc basato sul dosaggio di biomarcatori specifici di derivazione placentare, cioè sostanze che vengono prodotte dalla placenta stessa e che vengono riversate nel torrente circolatorio materno. Così, attraverso un semplice prelievo di sangue, viene valutato il rapporto tra sFlt-1 (Tirosin Chinasi 1FMS-Simile solubile) e PlGF (fattore di crescita placentare) che, integrato con le valutazioni cliniche standard, consente di predire di alcune settimane la comparsa della pre-eclampsia in donne che presentano uno o più fattori di rischio senza ancora averne presentato i sintomi.
In pratica il test, che può essere effettuato dalla 20a settimana di gravidanza in donne con fattori di rischio o con sintomi iniziali, identifica coloro che, pur non avendo ancora manifestato i sintomi, sono destinate a sviluppare pre-eclampsia nelle quattro settimane successive, indirizzandole così verso un percorso di monitoraggio “intensivo”.

Numerose sono le evidenze scientifiche internazionali che dimostrano il valore del test nella previsione a breve termine di pre-eclampsia nelle donne a rischio e, dunque, la sua efficacia diagnostica. Ciò si traduce in una gestione più appropriata e sicura della donna gravida a rischio (riducendo i casi di mancata diagnosi o di sovratrattamento), contribuendo inoltre a garantire in modo concreto un risparmio collettivo nel segno della sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale per il minor numero di ospedalizzazioni inappropriate e l’ottimizzazione delle risorse sanitarie.

FONTE: ondaosservatorio.it

Testi a cura di Nicoletta Orthmann – Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna