“Il mio dispositivo consentirà a chiunque di diagnosticare un tumore al seno con una sola goccia di sangue”

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“Il mio dispositivo consentirà a chiunque di diagnosticare un tumore al seno con una sola goccia di sangue”

TumoreSenoDiagnosticabile

Stefano Cinti, 30 anni, racconta la sua ricerca, finanziata da Fondazione Veronesi

Un dispositivo di facile utilizzo che permetta a chiunque, senza la necessità di particolare esperienza, di eseguire un test diagnostico per la determinazione del cancro al seno: Stefano Cinti è un ricercatore di 30 anni e da circa un anno sta lavorando alla realizzazione di questo progetto, con l’aiuto di Fondazione Veronesi. Lui, infatti, è uno dei vincitori della borsa di studio Pink is Good, che finanzia le ricerche nate con lo scopo di lottare contro i tumori femminili.

Il suo progetto è sviluppato all’interno dell’Università degli Studi di Tor Vergata, dove è affiancato da un team interdisciplinare, e ha l’obiettivo di consentire a chiunque, in qualsiasi posto, di effettuare un controllo rapido e preliminare, senza la necessità di recarsi in strutture ospedaliere.

In cosa consiste il progetto?

Sto sviluppando un dispositivo che consentirà la diagnosi precoce del tumore al seno nelle donne, analizzando solo una goccia di sangue. Si tratta di una piattaforma elettrochimica e il funzionamento è simile a quello dei dispositivi utilizzati dai diabetici per il monitoraggio della glicemia. Basterà mettere una goccia di sangue su una striscetta – il biosensore – sulla quale si troveranno materiali non strutturati, come nanoparticelle d’oro e grafene, in grado di aumentare la sensibilità della risposta. Inoltre, saranno immobilizzate delle sequenze specifiche di Dna, che avranno il ruolo di catturare il Dna mutato delle persone affette da cancro al seno.

Che tempistiche sono previste?

Il progetto è stato sviluppato nel corso di quest’anno. Come spesso succede nella ricerca, i tempi prefissati non sempre vengono rispettati. Ho già fatto richiesta per una nuova borsa di studio della Fondazione Veronesi ed entro il prossimo anno conto di portare a termine il progetto.

Come è nata l’idea?

Da quando ho cominciato il dottorato ho sviluppato dispositivi diagnostici, in campo ambientale e chimico. L’idea di occuparmi di cancro al seno mi è venuta perché in alcune zone di mondo, con limitazioni riguardanti strutture ospedaliere e personale specializzato, non c’è la possibilità per tutti di diagnosticare in tempi utili la presenza di tali malattie. Questo è stato il motore trainante del mio progetto.

Essendo destinato anche a zone più povere, il costo sarà contenuto?

Questo dispositivo verrà realizzato utilizzando della normale carta filtro, o anche carta da ufficio, che ha dunque un costo molto basso. Abbiamo prestato attenzione anche alla sostenibilità, in quanto necessiterà di piccoli sforzi per lo smaltimento.

Da giovane ricercatore, come vedi la situazione in Italia?

Nel corso della mia carriera universitaria, ho trascorso 19 mesi tra Stati Uniti, Finlandia, Inghilterra e Germania, per lavori legati alla ricerca. Le strumentazioni che si trovano nei centri internazionali sono certamente molto più all’avanguardia delle nostre, ma, d’altro canto, ritengo che il mio ruolo di ricercatore sia quello di non fermarmi agli strumenti che possiedo. Bisogna impegnarsi da un punto di vista della creatività per cercare di trovare soluzioni. Ecco, anche se in Italia le risorse sono limitate in ogni caso si può fare della buona ricerca. L’importante è lavorare e darsi da fare.

Fonte: HuffingtonPost