Test all’avanguardia e reti aggregate: è tempo di investimenti nella ricerca

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Test all’avanguardia e reti aggregate: è tempo di investimenti nella ricerca

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di Massimiliano Boggetti (Assodiagnostica -Assobiomedica)

La rivoluzione iniziata con la medicina personalizzata, ha preso il via dalla convinzione che non esiste una cura che vada bene per tutti e che i bisogni dei pazienti non sono standardizzabili, neanche quando la patologia è la stessa. La medicina di laboratorio, branca della medicina essenziale nel 70% delle decisioni mediche, ha recentemente accelerato il proprio tasso di innovazione per supportare la sfida globale della medicina 4P – personalizzata, preventiva, predittiva e partecipativa – che mira a passare da una strategia prevalentemente curativa a una medicina basata su una visione d’insieme del singolo paziente.

Sul piano tecnologico rivestono un ruolo determinante le biotecnologie, la biologia molecolare e le nanotecnologie per l’implementazione di lab-on-a-chip e kit sempre più rapidi ed efficaci.

Grazie alle analisi-omiche (principalmente genomica, proteomica e metabolomica) oggi è possibile valutare i fattori di rischio a determinate malattie e programmare interventi di prevenzione personalizzati, eseguire analisi in biopsia liquida a pazienti evitando procedure più invasive, come la biopsia tissutale.

I test genetici multiparametrici consentono di individuare la predisposizione a sviluppare potenzialmente determinate patologie, la suscettibilità a sostanze tossiche, l’intolleranza ad alcuni alimenti, ma anche di capire la risposta del singolo a un farmaco, a trattamenti chemioterapici, immunoterapici o radioterapici. Informazioni personalizzate, importanti per ammalarsi meno e curarsi meglio.

Queste innovazioni sono frutto di un lavoro costante e qualificato di ricerca e sviluppo, attività in cui l’industria della diagnostica in vitro investe circa il 6% del proprio fatturato, uno dei tassi più alti di investimento nel mondo industriale, e che si svolge sempre meno intra-muros e sempre più in collaborazione con centri di ricerca esterni e start-up.

Questo risponde al nuovo paradigma generale di collaborative science, secondo cui la conoscenza e i costi per produrla vengono in misura crescente condivisi tra gli attori del processo. Per contro, però, l’Italia risente delle debolezze di un ecosistema caratterizzato da infrastrutture a sostegno di ricerca e trasferimento tecnologico troppo fragili e poco integrate.

La medicina di laboratorio, e più in particolare l’industria della diagnostica in vitro, ha infatti pagato un conto salato negli anni passati, che ha portato a un drastico calo degli investimenti in ricerca. Se si vuole valorizzare il Paese e il suo Servizio sanitario con test all’avanguardia e innovativi, è fondamentale promuovere la prevenzione e la medicina di precisione, dando alle imprese fiducia e possibilità di investire.

Nonostante il contributo che l’Evidence based laboratory medicine può fornire sul piano della razionalizzazione delle attività e dei costi, salvaguardando la qualità del servizio prestato al paziente, la valutazione dei risparmi che la medicina di laboratorio porta al sistema risulta relativamente poco approfondita.

La maggiore automazione e l’informatizzazione dei processi di laboratorio, oltre a incrementare la qualità del dato e consentire una più efficace tracciabilità dei campioni, ha permesso negli ultimi anni la riorganizzazione delle reti di laboratorio sul territorio nazionale, garantendo contemporaneamente significativi risparmi per il nostro Servizio sanitario nazionale a fronte della razionalizzazione dei processi.

Non sembrano ben definiti i parametri per valutare il potenziale informativo di un test: il suo costo non è da ricondursi al mero prezzo, perché il risultato può guidare la terapia in modo mirato, evitando sprechi legati a percorsi diagnostico terapeutici che potrebbero risultare inappropriati.

Quanto questo rischio sia oggi concreto è dimostrato dal diffondersi di approcci amministrativi per silos nelle procedure di acquisto; a discapito invece di un governo complessivo, che sposti l’enfasi dal semplice acquisto di una tecnologia diagnostica alla sua messa a valore nel sistema.

Sarebbe assurdo non valorizzare l’innovazione tecnologica a disposizione quando essa offre test sempre più accurati e affidabili, tecnologie sempre più automatizzate che aiutano a ridurre l’errore clinico e nuovi marcatori capaci di identificare in modo precoce l’insorgenza di una patologia a beneficio dei pazienti e del sistema.

Fonte: Sanità24 – Il Sole 24 Ore